Ricerca

Una vallata si apre fra due catene montuose. Vette tanto aguzze e scure da non lasciar spazio ad un mondo oltre. Alberi verde intenso ne ricoprono i fianchi. In basso, diversi chilometri al di sotto del sentiero, il corso d’acqua a metà fra torrente e fiume. Varie piccole casette dislocate vicino al serpente azzurro e scintillante. Un posto a cui il protagonista sente di essere legato. Una famiglia, una casa, una vita di ricordi e sentimenti positivi, ma soprattutto… un sorriso, un volto, un legame forte fra quelle pendici millenarie. Il protagonista ricorda la felicità.

Un torrente in piena scende dalla sorgente. Non è d’acqua ma di carne. Non porta vita ma distruzione. Spezza ogni cosa e inginocchia il protagonista.

“E’ meglio fermarci qui per questa notte”, i ragazzo più grande indica l’entrata. Il protagonista ed i due ragazzi entrano nel bunker di cemento armato. “Stiamo girando un documentario per far vedere come vanno le cose qui”. Punta la telecamera verso l’interno scuro e sporco. Scendono una scala. Sul muro delle tracce marroni all’altezza delle spalle. Il trio pensa a ciò che potrebbe essere successo lì dentro. Tracce di vita precedente lasciate per terra di una stanza buia e tetra. La notte cala.

Un rumore lontano e continuo sveglia i tre. “Una pattuglia!”. Il ragazzo grande e alto nasconde la telecamera, mentre il più piccolo corre a vedere i nuovi arrivati. Vanno a parlarci. Ripartono portandosi via il senso di pericolo e lasciando il resto.

Un villaggio turistico oltre una curva del sentiero, nascosto fra gli abeti. Cinque case dall’aspetto cittadino. Sulle finestre gli scuri verdi ancora resistono. Le sale al piano terra vuote. In uno spiazzo protetto da due case una sagoma sinuosa di una piscina piuttosto ampia. L’acqua luccica impigrita dalla mancanza di correnti forti. Tutt’intorno le persone in villeggiatura si riuniscono a mangiare in gruppetti piccoli o grandi. Di fianco alla superficie di piastrelle di cemento intorno alla piscina, la fila di cuccette dà segni di vita ed uso recenti. Una tavolata invita il protagonista. “Dopo. Prima faccio un tuffo”. L’acqua accoglie come un tonfo festoso il corpo. Al bordo il ragazzino in camicia a quadri sorride. Le bracciate sono ampie, tese a godere di quella sensazione dimenticata di pace e gioia. Un’alga sfiora la spalla del protagonista. Altre i capelli, le gambe, il costume.

L’acqua salmastra si increspa intorno all’intruso. La pace del silenzio rotta da un gesto stupido fra quei palazzi di un tempo lontano. Intorno il tramonto affievolisce la luce.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Letteratura

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...