La Beffa

Il rumore della radio che annuncia la notizia fa da sottofondo naturale similmente ad una colonna sonora. La mano si appoggia allo stipite di quell’edificio così carico di storia. Qui la storia è stata fatta in più di un’occasione, ma questa volta sarebbe uscito da sconfitto. I corazzieri indicano la strada da percorrere con la loro presenza inamovibile. Non sono mai sembrati così ostili. Fuori il fastidio maggiore per la massa di gente squallida, urlante. Anni passati a costruire tutto questo andati in fumo. Avvilito, stanco, con il passo incerto di chi ha perso tutto d’un colpo e non ha più la forza della giovinezza  a sostenerlo, schiacciato dal peso del fallimento. L’ex-premier cammina per il corridoio del Quirinale seguito con lo sguardo dal Presidente. Questi con un lieve sorriso di soddisfazione. Finalmente. L’uomo distrutto si ferma. Forse un ultimo sguardo prima di uscire per sempre dal suo ruolo e consegnarsi alla volontà del popolo. Così infatti la triste figura si gira verso Napolitano. “Giorgio?” sul volto dell’ometto è ritornato il sorriso, “sai quando ho firmato il mio impegno a dimettermi?” e accenna ad un gesto famoso che teneva nascosto nella tasca: la mano trionfante reca il segno della vittoria attorcigliata, dito medio sovrapposto all’indice: “Scherzetto”.

Oh, cazzo.

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