Appello per la cultura in Lombardia

Giulio Cavalli,  attore, scrittore, regista e consigliere regionale candidato indipendente nella lista di IDV in Lombardia sta raccogliendo firme contro la nuova manovra pro-ignoranza: finanziamenti tagliati a 29 fondazioni culturali lombarde.
Nel frattempo la giunta boccia il provvedimento per diminuire le spese per le auto blu, incrementandole alla modesta cifra di 72 milioni. Altri fondi da ricordare sono quelli stanziati in favore dell’istruzione – fondi troppo giusti per essere veri -. Infatti è stato stimato che di questi soldi l’80% sia dato come rimborso alle rette degli studenti di scuole private, ovvero 44 milioni su 51 milioni e 850 mila euro stanziati nel 2011.

“Con i tagli alla cultura si concima l’ignoranza per gestire meglio il consenso” – dichiara Giulio Cavalli “E’ ora che il mondo della cultura si faccia sentire uscendo dal ruolo di pubblico passivo in una regione che rischia di perdere enti d’eccellenza coma la fondazione Triennale di Milano, il Museo nazionale di Scienza e tecnologia e l’Istituto per la storia dell’arte lombarda solo per citarne alcuni”.

“Chiediamo a tutti di sostenere e rilanciare il più possibile questo appello, anzitutto alla giunta Formigoni, affinché vengano dati da subito i necessari sostegni e l’indispensabile programmazione al settore culturale lombardo”.
La Raccolta Firme.

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5 commenti

Archiviato in Attualità, Milano

5 risposte a “Appello per la cultura in Lombardia

  1. Mi è arrivata già sulla mail di casa questa raccolta e ho risposto argomentando sul perchè non ero d’accordo.. In Italia lamentarsi è lo sport nazionale, tutti piangono miseria, tutti sostengono che bisogna fare benaltro, tutti invocano mamma-stato, anche la cultura.. e questo è triste. Perchè scrittori, artisti, giornalisti, musicisti, attori, uno immagina siano uomini più liberi e più degli altri gelosi di questa libertà e invece nada..
    1 un po’ com’è per i soldi che si danno a molte associazioni umanitarie l’apparato statale di gestione ed erogazione dei fondi alla cultura spreca in sè stesso la maggior parte dei soldi, quindi per erogare 100 bisogna spendere 170 e questa è una critica generale allo Stato in quanto tale, casta di politici e burocrati, di clientele e di apparati irriformabili (LO STATO SI ABBATTE NON SI RIFORMA diceva qualcuno esagerando, ma cogliendo un punto).
    2 la cultura non può e non deve dipendere dallo Stato, nè inteso in quanto tale, nè inteso (più realisticamente) come la partitocrazia che lo incarna pro tempore e l’insieme di oscuri e potenti funzionari, che restano là dove i politici passano, e concretamente determinano ciò che lo stato fa più dei politici stessi
    3 basta studiare l’argomento superficialmente per vedere una quantità di sprechi e di clientelismi, politici e non, anche nel settore cultura. Ad oggi io non ho mai comprato il Giornale in vita mia, nè ho mai comprato la Padania, due o tre volte in tutto il Manifesto, etc.. eppure LO STATO LADRO LADRO LADRO mi RUBA i soldi che ho guadagnato a fatica per pagare giornali che io non leggo, non ho mai letto e non leggerò mai. Perchè lo Stato deve obbligare un cittadino adulto e in grado d’intendere e di volere ad acquistare indirettamente giornali che direttamente non vuole acquistare? Ma è solo un es. eccone un altro: quanti film finanziati con denaro pubblico vanno in sala e guadagnano un centesimo di quanto speso? e non recuperano certo coi dvd.. Qualcuno in modo non democratico in qualche commissione, in qualche ministero decide di usare i soldi di tutti per finanziare giornali che non vogliamo leggere e film che non vogliamo guardare.. e noi dobbiamo esser contenti perchè OOOOOH QUESTA è CULTURA! Dietro a questa nobile parola, usata per zittire chiunque protesti, si nascondono in tanti.. Non so se ancora oggi, ma fino a pochissimi anni fa per la Scala di Milano, avevano esteso la qualifica di lavoro usurante dai ballerini a tutti (il coro, i musicisti, etc..).. ballare è un lavoro usurante.. cantare nel coro molto meno!
    4 ci vuole un mutamento di paradigma: se non voglio che il Manifesto chiuda (è a richio da anni, in redazione lavorano alternandosi, per non licenziare nessuno) vado in edicola e lo compro. Se nessuno lo compra, cioè nessuno lo vuole leggere, chiude e chiude giustamente, perchè non esiste il diritto di qualcuno a fare un giornale solo perchè ha voglia di farlo e di farlo con soldi pubblici! E se mentre il Manifesto chiude Il Fatto apre, non prende aiuti e va più che bene, vuol dire che si può, basta fare qualcosa che trovi lettori! I cittadini italiani devono demandare meno allo stato nei cui confronti stanno sempre a piagnucolare! Se gli aiuti li gestisce Formigoni, ma ATTENZIONE al potere c’è sempre uno specifico gruppo con le sue amicizie e inimicizie, come li gestirà?
    5 Chi dice cose come “Con i tagli alla cultura si concima l’ignoranza per gestire meglio il consenso” dice evidentemente delle stronzate (scusate) e io non voglio che lo Stato gli dia un centesimo dei miei soldi. Sono slogan superficiali che presuppongono l’idiozia dell’interlocutore e che per riprendere le sue parole giocano sull’ignoranza, che evidentemente anche col foraggiamento statale la cultura non ha intaccato, per gestire meglio il consenso.. il consenso della mandria di pecoroni che si fa incantare e che aiuta in buona fede questa gente a rubare soldi pubblici! E non mi stupisce che un tale populista, probabilmente più ignorante che altro, stia nell’IDV!
    “quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola”.. diceva Goebbels.

  2. Ci vogliono un’idea di Stato e di cittadinanza diverse. Lo Stato ti deve dare un fsco più leggero e più chiaro. Una legislazione cristallina. Università più legate al mondo del lavoro e più concrete. Ti deve dare i servizi e le conosenze che ti servono a elaborare progetti credibili. E di fronte a progetti sostenibili ti può prestare dei soldi o trovare forme di sostegno fiscale. Ma chiedere semplicemente più soldi oggi è criminale! Ma queste cose sono più difficili e complesse da sostenere, meno capitalizzabili in termini di consensi elettorali, e quindi l’IDV partito demagogico che procede per semplificazioni, non le sostiene.

    • Concordo con l’ultimo commento, ma certo non puoi farla così facile. Finché non cambia questi soldi servono almeno per tutto ciò che non resisterebbe in questo Stato. Sarebbe bello che, come in Germania, le librerie fossero numerose, diversificate e piene di gente che compra e legge, ma non è così. La cultura in generale non deve rientrare nel sistema capitalistico, dandosi come scopo il profitto. Mi sembra un discorso altrettanto drastico e parziale chiudere i ponti da un giorno all’altro. Del resto abbiamo sempre visto come privatizzare in Italia non voglia dire aumento della produttività e della qualità del servizio, ma solo dei costi.
      Un Paese che si permette di spendere per tenere aperto un teatro non è di certo da biasimare.

      • Mi viene da dire la fame aguzza l’ingegno. I teatri non devono chiudere ma ripensarsi, se la cultura anzichè concepirsi come mondo a parte da tempo si fosse riorganizzata (riogrganizzazione cui deve corrispondere lo Stato) non si troverebbe nella situazione attuale. Questa riorganizzazione deve avvenire prima o poi. Quindi meglio prima. Se sono drastico è perchè gli anni passano il sistema collassa e nulla cambia.. Possiamo copiare dall’estero o inventarci modelli nostri. Ma allo stato attuale mettere solo più soldi in un sistema disfunzionale non è solo stupido, ma criminale perchè sono soldi di tutti. Se non si decide dal basso, come si decide cosa finanziare?
        Un comitato centrale, politicizzato, e clientelare-burocratico, non può dire cosa è cultura e cosa no, cosa viene finanziato e cosa no. L’unico processo democratico e spontaneo di selezione può essere solo quello operato dalle libere scelte dei cittadini. Lo Stato dovrebeb fare un sacco di cose: aggiungo dare mezzi pubblici per potersi spostare, sicurezza per poter uscire la sera anche per chi è anziano o per le donne, tribunali che dipanino ogni contenzioso celermente, leggi stabili e certe su cui uno possa pianificare un’attività, celerità nell’erogazione dei fondi, dei pagamenti, dei rimborsi, dei prestiti cui uno ha diritto, informazione, reti perchè le informazioni circolino.. ma è un cambio di ottica e di prospettiva quel che deve avvenire.

  3. http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001187.html

    i nostri soldi vanno al macero.. e noi non possiamo impedirlo perchè ne abbiamo affidato la gestione allo Stato su cui non abbiamo nessun controllo. Dovremmo firmare appelli perchè lo Stato ci restituisca i soldi, ci riaffidi la gestione dei nostri risparmi e forse anzichè finanziare il macero, li “consumeremmo” anche in più cultura.. libri, film, giornali, teatri, musei, eventi.. perchè pagare un meccanismo che li finanzia ma allo stesso tempo ci costa in sè stesso buona parte dei soldi? passiamo al finanziamento diretto: e che mi farebbe schifo avere i soldi per andare a teatro, a concerto, al cinema, a una mostra? Chi chiude e chi resta aperto sarebbero quelli che finanziamo o non finanziamo direttamente, sceglieremmo noi e la situazione sarebbe lo specchio di questa scelta. Invece che il risultato di un oscuro clientelare sprecone mecanismo pubblico-burocratico-politico. La cultura ne risulterebbe vivificata, spinta all’indipendenza da ogni assistenzialismo: una botta di vita!

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