Follie preferenziali

Continuano i pestaggi in ogni regione d’Italia, perché i motivi sono tanti. Dalle nuove infrastrutture ai soliti tagli. Cariche di polizia, azioni di blackblok sconsiderati e la solita massa di trascinati.

Parlano tanto di crisi economica, ma di quella del pensiero non abbastanza. Viviamo ogni giorno sulla nostra pelle questa dimensione nichilista, in cui la gente vaga nel buio preda di vecchi ricordi e nostalgie. Abbiamo tante idee, ma poche sono davvero nostre. Siamo un Paese antico, ma le ideologie solo culti dimenticati. I nostri avi hanno costruito e progettato il loro futuro, noi viviamo alla giornata. E’ un po’ come se da dopo la guerra vivessimo tutti come capponi nelle mani del macellaio: ci feriamo a vicenda, ma non pensiamo che esiste un’altra razza a incatenarci.

Dopo la solita valanga di cose già dette, si sente l’esigenza di costruire qualcosa di nuovo e solido, una struttura che ci insegni a vivere, perché ora pestarci in piazza sembra l’unico modo per sentirci vivi.

Per ora Benvenuto nel vecchio gioco del Rosso e Nero, premi START ed incominica. Log-in in Italia.

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6 commenti

Archiviato in Attualità, l'Italia che verrà

6 risposte a “Follie preferenziali

  1. Sono totalmente d’accordo. E dico questo: secondo me la struttura è prima di tutto una struttura di pensiero, un quadro di principi condivisi. Prima di tutto è necessario spiegare agli italiani cos’è la democrazia (“Abbiamo fatto l’Italia ora dobbiamo fare gli italiani” d’Azeglio attorno al 1850). Onestamente la gente crede di sapere tutto e non sa niente. Non si rende conto a sufficenza ad es. che la democrazia in senso concreto, non è fatta di principi astratti, ma di istituzioni, leggi e procedure. E che c’è democrazia quando si rispettano le procedure legali e istituzionali corrette. Gli aspetti formali sono sostanziali, ma agli italiani sembrano sempre fastidiosi. Da noi è normale guardare con indulgenza chi blocca illegalmente un cantiere, insulta la polizia, si sdraia sui binari, ecc.. Pensiamo sia lotta politica, che difendano l’ambiente, o il proprio territorio, che affermino il diritto di manifestare. Ma non importa cosa vuoi difendere se infrangi la legge sei un criminale. Perchè in democrazia esistono vie legali per sostenere le proprie idee. Il diritto di manifestare (ma ogni diritto) non va pensato in astratto e avulso dal resto: può esistere concretamente solo se strutturato formalmente, in leggi e procedure, per essere contemperato con altri diritti. Hai diritto di manifestare, ma per es. non dovunque e non sempre e non senza certe condizioni.. non puoi fare una manifestazione su un’autostrada, oppure nel momento in cui c’è un’emergenza e impedirebbe i soccorsi o ancora devi dare un certo preavviso così che ci si organizzi, ecc.. Esiste il tuo diritto di manifestare e quello mio di andare a lavorare per es. Non devono annullarsi a vicenda, ma conciliarsi. Perchè la democrazia è questo: un sistema fatto per far convivere diversità e regolare conflitti nel modo più pacifico possibile. Sarà poco romantica, noiosa, frustrante, ma è così. Certo è un po’ innaturale pensare che subisci un torto e non spacchi la faccia a nessuno, ma vai in tribunale. Che se non sei d’accordo su una legge non la violi, ma fai politica per cambiarla. Che casa tua può essere espropriata, che sulla valle dove vivi possa decidere il governo per interesse nazionale. Ma per quanto innaturale dobbiamo sforzarci.

    • Ti pongo un quesito: quando il meccanismo non funziona e la struttura infrange a monte i limiti che dovrebbe rispettare, come reagisci? Altra domanda: in passato è stato spesso l’unico modo, ora si può cambiare con la violenza? Rivolte, guerre di liberazione ecc. La domanda allarga il campo ad una dimensione globale. Tanto ormai abbiamo fatto l’abitudine a commenti infiniti.

      • Il punto dirimente è l’analisi preliminare: vogliamo restare dentro la democrazia o no? Io direi, laicamente, sì fino a quando non abbiamo in mano qualcosa di meglio. Una certa percentuale di “non funzionamento” è naturale e sopportabile. Ci saranno sempre criminali, politici corrotti, poliziotti violenti, imbroglioni, ecc.. Allo stesso tempo però ci sono leggi, tribunali, giudici, persone oneste che fanno politica e poliziotti che meritano solo ammirazione. In modo che alla fine la società democratica è come un corpo umano, ci sono sempre agenti patogeni e anticorpi che si combattono. Le rivolte, le guerre di liberazione, se mai vanno bene sono accettabili in sistemi non democratici che non prevedano mezzi legali per affrontare le cose. Tendo a simpatizzare per i vietcong o per gli afghani.. Ma la democrazia è un sistema pensato per potersi evolvere senza violenza: tutto quello che devi fare è convincere la maggioranza dei tuoi concittadini, affermarti politicamente, conquistare le istituzioni, se vuoi, imporre l’egemonia culturale come diceva Gramsci. Io non credo che l’Italia sia in una situazione dove non resta niente da fare, ci sono problemi ma è possibile affrontarli restando a mezzi legali e democratici. Al massimo si può arrivare alla disobbedienza civile. Ma se ti rompi e pensi che con una bomba faresti prima.. non sei la cura sei parte del problema! Poi certo è difficile immaginare assetti istituzionali democratici funzionanti per l’Europa, che riunisce situazioni diversissime, che non ha una lingua comune e che non ha ancora superato i vari nazionalismi. E ancora di più è difficile far funzionare istituzioni mondiali, come l’Onu o il tribunale dell’Aja! Poi ci sono le questioni dei rapporti fra paesi democratici e non: abbiamo diritto di rovesciare Saddam? Gheddafi? ecc.. è complicato!!!!!!!!

  2. Volevo aggiungere: non esiste una soglia scientificamente determinabile oltre cui puoi dire da qui la democrazia è irrecuperabile e la violenza è autorizzata.. Lo devi chiedere a te stesso.

    • E’ proprio lì che volevo arrivare con la domanda: a parte le situazioni estreme interne, come la lotta contro la mafia, in cui spesso i cittadini sono lasciati soli, o situazioni in cui perdi qualcuno o la tua salute fisica ma dopo decenni di tribunale non riesci nemmeno ad ottenere il risarcimento sancito dal tribunale, è poi possibile mettere in relazione il tribunale dell’Aja, che spesso impone un certo modo di pensare a Paesi un po’ più arretrati civilmente come l’Italia, senza risolvere il problema, oppure le democrazie che intervengono nei vari stati? E’ una bella domanda : )

    • Se te lo sei perso ai tempi, abbiamo riportato un articolo riguardo l’intervento dei Paesi dominati su quelli più deboli.

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