Piombo umanitario

Dallo Statuto delle Nazioni Unite.
Preambolo:
“NOI, POPOLI DELLE NAZIONI UNITE, DECISI (…) ad assicurare, mediante l’accettazione di principi e l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune,”
Capitolo I, art. 1.2:
“Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale;”
Lo scorso agosto, sessantacinque anni dopo, Edward Luck, Consulente speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato all’Assemblea Generale: “Non possiamo aspettare cattive notizie, se le opzioni sono limitate e di cattivo auspicio, e il costo in vite umane in aumento, per produrre una risposta effettiva. Come ricorderete, il Segretario Generale si è già espresso a favore di un ‘intervento rapido e flessibile, su misura per ogni singola circostanza.’ Dovremo intervenire e studiare ogni situazione tempestivamente.”
Oggi, il cuore del mio messaggio è semplice: dobbiamo evitare approcci meccanicisti, semplicistici e basati su precedenti comportamenti, a favore di allerta tempestivi, organizzazioni e azioni rapide.

Cos’è successo?
È successo R2P. Responsibility to Protect è una pericolosa filosofia, una violenta norma, che autorizza l’uso della forza da parte di potenze “buone” in caso di “mancata buonezza” da parte di forze meno influenti.
Responsibility to Protect è basata su tre pilastri:
1. Uno Stato ha la responsabilità di proteggere la propria popolazione da genocidi, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atrocità di massa.
2. Se uno Stato non è in grado di proteggere la popolazione da solo, la comunità internazionale ha la responsabilità di assistere lo stato aumentandone la capacità. Questo significa costruire strutture per intervento immediato, mediare conflitti tra i diversi partiti politici, fortificare il settore della sicurezza, mobilizzare le forze di stanza, e molte altre azioni.
3. Se uno Stato sta chiaramente fallendo a proteggere i propri cittadini da atrocità di massa e misure di pace non stanno funzionando, la comunità interazionale ha la responsabilità di intervenire prima diplomaticamente, poi piú coercitivamente, e come ultima risorsa, con forza militare.
Avvolta in lucida carta umanitaria, R2P è una proposta per un colonialismo del ventunesimo secolo.

Sono svariate le organizzazioni che dentro e fuori l’ONU lavorano perché Responsibility to Protect diventi una norma accettata e praticata. In maniera molto conveniente vengono presentati numerosi case study che dimostrano come R2P avrebbe risparmiato vite, avrebbe risparmiato guerre.
Probabilmente è anche vero.
Ma qual è il prezzo? E, a prescindere, è giusto che un’organismo si arroghi il diritto di liberare un popolo straniero dal loro straniero tiranno?
In Italia, sessant’anni fa, è caduto un tiranno. Indubbiamente con l’aiuto degli Stati Uniti, indubbiamente per mano degli italiani. È il vecchio adagio dell’autodeterminazione dei popoli, quello così importante da essere immediatamente ricordato nel Preambolo dello Statuto delle Nazioni Unite.
L’ONU non è mai stato un organismo di pace semplice, e per l’articolo 43.1 tutti gli Stati membri sono tenuti a fornire le proprie forze armate all’agenda dell’organizzazione. Ma lo Statuto è datato, figlio di un periodo storico che aveva appena affrontato la più grande guerra di sempre. L’obbiettivo era creare un’organismo forte, autorevole. La Società delle Nazioni si era dimostrata poco piú che un circolo di golf. Il mondo aveva bisogno di una nuova forza, un agente di speranza. Per il 1945, che esistesse un’ente forte, internazionale e internazionalista, dedicato al conseguimento della “Pace universale” era un sogno.

Ma la guerra è la più efficace delle politiche estere, la pietra angolare dell’economia della più grande potenza mondiale. Quando una guerra non c’è, si trova qualcosa che si possa chiamare guerra. Conclusa la seconda Guerra mondiale fu il turno della Guerra fredda, uno scontro di pubbliche relazioni, minacce, marchette e missili durato decenni. Solo pochi anni di fiato, perché scoppiasse la Guerra al Terrore, un’intelligente brand per due invasioni, la prima motivata da interessi politici, la seconda da fini economici personali.
La Pace universale suona bene, ma il mondo non gira in tempo di pace. L’ONU si sta adattando.

L’ONU, grazie al diritto di veto dei P5, non è un’organizzazione in grado di prendere decisioni rapide o sconsiderate. L’adozione della filosofia Responsibility to Protect e la lenta transizione da ente per la pace a ente militare internazionale non può cambiarne la natura rigorosa e non–interventista. Per ora.
Non è possibile prevedere quanto sarà profonda la trasformazione che attende le Nazioni Unite, così auspicata da Kofi Annan e lentamente in corso di realizzazione con Ban Ki–moon.
Non è chiaro se questa trasformazione sia frutto di una piú reale realpolitik o sia figlia di una seconda, segreta, agenda.
Non sembrano nefaste le intenzioni dei sostenitori della Responsabilità di Proteggere. Ma “protezione, democrazia, libertà” sono sempre state le parole preferite dai conquistatori.

Alessandro Massone

 

Le parole di Edward Luck

Collegamento a Global Centre for the Responsibility to protect e International Coalition for the Responsibility to protect

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5 commenti

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5 risposte a “Piombo umanitario

  1. Io sono tendenzilamente contro la guerra e l’intervento violento, ma non posso dire sempre.. Se tu vedi il tuo vicino di casa che stupra un bambino se sei una persona decente ritieni tuo dovere morale intervenire.. lo fai d’istinto, perchè è giusto, senza ponderare troppo le conseguenze.. ma se sei uno Stato e un altro Stato mette in atto un genocidio? Io vedo filoni diversi, fatto salvo che considererei ogni caso a sè e abolirei ogni automatismo. Un popolo che semplicemente ha cultura diversa, mettiamo islamica spinta, che prevede una serie di cose che per noi sono violazioni dei diritti civili e umani (impone il burqa, ti fa frustare se ti tagli la barba, considera la donna inferiore all’uomo, fonda la legge su un testo sacro, ecc..) io non mi sognerei neanche di invaderlo per imporgli il mio modello di civiltà superiore. Ma per es. se sotto una dittatura o un regime oppressivo, si sviluppano movimenti interni, reali non inventati da agenti stranieri, di ribellione potrei essere favorevole a sostenerli, perchè penso sia giusto che un popolo si ribelli al tiranno e mi sembra buono sostenerlo. Però questo non significa che rovescerei ogni dittatura manu militari, perchè comunque si tratterebbe dell’invasione di una potenza straniera, e poi se non c’è una scelta intestina resta l’impressione di qualcosa di posticcio. Ma mettiamo si tratti della Sierra Leone con i bambini soldato tenuti costantemente drogati o del Darfur o del genocidio armeno.. oppure immaginiamo il nazismo.. se non avessero attaccato altri paesi si poteva permettere sterminassero gli ebrei, gli zingari, ecc.? Io penso che in casi così mostruosi si dovrebbe intervenire, qualunque siano le difficoltà che si sollevano. Di fronte a certe cose devi intervenire senza se e senza ma. Anche se è vero che non puoi metterti a fare guerra continuamente in tutto il mondo, pure non è ancora realistico pensare si possa pacatamente discutere nel consesso delle nazioni unite o cavarsela con ritorsioni economiche. Alla fine direi che si torna sempre allo stessa conclusione: è complicato!!! Però penso anche che il mondo lentamente evolva in meglio. Che le soluzioni che non ci sono oggi ci potranno essere domani (o a volte c’erano ieri e si son perse).Che con l’Onu, l’Aja e le istituzioni internazionali si siano fatti grandi passi. E l’importante è essere laici e realisti

    • Temo che l’unico modo per essere realisti sia dire di no ad un nuovo subdolo modo per diffondere l’imperialismo occidentale. Sarebbe bello se facessero del bene, ma le bombe cadono solo sui centri di potere, mentre gli altri Stati vengono lasciati a sé stessi. Siria, Palestina, Africa Centrale, a chi interessano? Specialmente se il governo locale è appoggiato dai Paesi forti o dalle compagnie internazionali. Questo mi sembra un ottimo progetto per americani assetati di nazionalismo e “valori rivoluzionari”.

  2. ho detto anche laici: avere il dogma dell’america cattiva è un’altra cosa.. poi ormai l’imperialismo non credo possa più essere associato a occidentale.. il baricentro si sposta..

    • Dogma 😀 va beh qui non si valuta obbiettivamente…

      • Dogma forse è esagerato.. diciamo una certa predisposizone a cercare conferme di quanto gli americani siano nazionalisti, imperialisti, razzisti, assetati di soldi e potere e in definitiva invasati.. sicuri che non si tenda sempre a dare peso alle spiegazioni più sordide e a vedere il resto al massimo come una facciata? Prendiamo le ragioni economiche.. quando l’America si muove ci sono spesso ragioni economiche..e allora? a volte si interviene per molti motivi insieme, fra cui quelli economici (non sempre e non tutti illegittimi). Quasi sempre si sceglie dove intervenire quando c’è anche una coincidenza d’interessi economici o politici. Ma non è detto che questo basti a ridurre ogni intervento a un male. Ad. es. abbattere un dittatore, magari in un paese arabo (anzichè esserne amiconi e farci accordi), e appoggiare un governo un po’ più democratico è male? anche se s’interviene solo quando subentra anche un motivo politico-economico e anche se si appoggerà il governo che magari potrà essere più riconoscente (non senza motivo, no?) o vicino ai nostri interessi. Per quanto troppo eterodiretto sarebbe un governo migliore. Inoltre nei primi tempi avrebbe sicuramente bisogno di soldi, strumenti, istruttori, ecc.. ovvio che non si possono impiegare miliardi solo per fare una buona azione. Però se almeno là dove c’è questa convenienza s’interviene e si fa anche qualcosa di buono, perchè no? Ci può essere un concorso d’interessi con esito positivo? Molte nazioni che avevano forti legami di dipendenza da altre di cui sono state colonie o con cui avevano forti debiti, negli anni son diventate più autonome.

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