Archivi categoria: Milano

Ecco, direi che forse è un po’ troppo

http://www.ilmaestrodellupocattivo.it/lc/

7 commenti

Archiviato in Attualità, Milano

Appello per la cultura in Lombardia

Giulio Cavalli,  attore, scrittore, regista e consigliere regionale candidato indipendente nella lista di IDV in Lombardia sta raccogliendo firme contro la nuova manovra pro-ignoranza: finanziamenti tagliati a 29 fondazioni culturali lombarde.
Nel frattempo la giunta boccia il provvedimento per diminuire le spese per le auto blu, incrementandole alla modesta cifra di 72 milioni. Altri fondi da ricordare sono quelli stanziati in favore dell’istruzione – fondi troppo giusti per essere veri -. Infatti è stato stimato che di questi soldi l’80% sia dato come rimborso alle rette degli studenti di scuole private, ovvero 44 milioni su 51 milioni e 850 mila euro stanziati nel 2011.

“Con i tagli alla cultura si concima l’ignoranza per gestire meglio il consenso” – dichiara Giulio Cavalli “E’ ora che il mondo della cultura si faccia sentire uscendo dal ruolo di pubblico passivo in una regione che rischia di perdere enti d’eccellenza coma la fondazione Triennale di Milano, il Museo nazionale di Scienza e tecnologia e l’Istituto per la storia dell’arte lombarda solo per citarne alcuni”.

“Chiediamo a tutti di sostenere e rilanciare il più possibile questo appello, anzitutto alla giunta Formigoni, affinché vengano dati da subito i necessari sostegni e l’indispensabile programmazione al settore culturale lombardo”.
La Raccolta Firme.

5 commenti

Archiviato in Attualità, Milano

Mostre fotografiche a Milano

La Nuova Scuola di Fotografia Siciliana
fino all’8 gennaio 2o12 – Galleria Gruppo Credito (Corso Magenta, 29)

Giovanni Cocco Burlesque Now
fino al 24 dicembre – Photographia e Galetti Galleria d’Arte (Viale Lazio, 1)
Ingresso libero. Tutti i giorni dalle 15 alle 19, venerdì e sabato dalle 10 alle 13.

Conversations
fino al 15 gennaio 2o12 – Museo del ‘900
Lunedi: 14,30 – 19,30 Martedi, Mercoledi, Venerdi, Domenica 9,30 – 19,30 Giovedi e Sabato 9,30 – 22,30

Leonard Freed
fino all’8 gennaio 2o12 – Fondazione stelline

Edward Steichen
fino al 12 febbraio 2o12 – Galleria Sozzani

Certi sguardi
fino al 20 dicembre – Via Dante

Ragnar Axelsson
fino al 15 febbraio 2o12 – Centro Culturale Milano

Dionisio Gonzalez “Venezia Possibile”
fino al 13 gennaio 2012 – Via Borgonuovo, 3 (Zona Centro Storico)

Lascia un commento

Archiviato in Fotografia, Milano

La città dei dimenticati

Fatti estranei e persone sconosciute possono rimanere impressi nella memoria per sempre. Come una storia che si svolge, osserviamo gli attori recitare, ignari. Poi le luci si spengono ed il racconto rimane dentro di noi, come un monito. La realtà è più spietata della storia, perché rimane anonima. Ogni volta che scriviamo di ciò che vediamo, stiamo cercando di dare un senso a tutte queste vite irrisolte, un nome. E magari sentirci un po’ meglio.

Giovanni era un tipo strano. Le donne del quartiere con tanta voglia di parlare lo definivano “suonato”, magari comodamente affacciate alla finestra o per strada raccontandoti che razza di mascalzone fosse in un accento regionale ancora marcato. Per essere quello che era, era piuttosto famoso, un’attrazione. In tutte le stagioni andava in giro con una giacca da poco, un golf a collo alto ed i classici guanti da clochard. Non aveva cani o pezzi di cartone strappalacrime. Non ne aveva bisogno, perché aveva già tutto ciò che potesse desiderare. Quando aveva voglia di compagnia spuntava da qualche vicolo nella piazza, con il suo fare allegro ed incominciava lo show. I negozianti lo tenevano d’occhio per lo più sorridendo, ormai abituati, mentre quel vecchio, pazzo, allegro personaggio saltellava in giro. Si guardava intorno in cerca del “contatto”. Era un metodo infallibile: c’è sempre un istante, per quanto sia controllata una persona, in cui si alzano gli occhi dalla propria vita e ci si guarda intorno, senza aspettarsi niente. Ed ecco! Fra due persone si forma un contatto puro attraverso gli occhi. Qualcosa di involontario che comunica all’altro un pezzo di te, e di lui a te. Da quel momento non puoi più ritornare indietro, e Giovanni lo sapeva bene. Si sedeva sulla panchina o sul tavolino apparecchiato accanto a qualche ignaro turista e parlava. Il malcapitato aveva solo qualche istante per realizzare di essere in trappola, imbarazzato, guardandosi ai lati per una possibile via di uscita, implorante. Ma non portava a niente, e appena Giovanni si sedeva vicino, la persona di turno era affascinata. Non so se fosse tutto merito di quei suoi occhi azzurri e vispi. Quando parlava non emetteva solo suoni, ci metteva tutto sé stesso. Non importa la nazionalità di appartenenza, se l’interlocutore comunica attraverso l’anima. Così facendo tirava fuori qualche racconto particolare della zona, uno di quelli che solo lui, chissà perché, ricordava, o improvvisava sull’ascoltatore. Tutti restavano lì a fissare quegli occhi azzurri con un corpo. La sua unica colpa era prendere la vita con leggerezza, e forse l’aver rinunciato a qualcosa tanto tempo fa. Tutto ciò che riguarda il suo passato, era visibile nei suoi lineamenti consumati, nella sfumatura di malinconia appena dietro la gioia del suo sguardo. Le sue storie sapevano di guerra, d’amore da marinai, di povertà e gente lontana, insomma, di mondo. Ognuno rispettava quel povero pazzo, a metà fra un’ombra ed un folletto, come un’esperienza piacevole, una parte delle attrazioni di quel posto, un confidente sconosciuto con cui liberarsi, o un modello a cui far finta di ispirarsi. Credo che la sua capacità di far colpo dipendesse dalla sua natura: era l’espressione dell’anima di quel posto. O almeno di una parte.

Naturalmente questo è solo un racconto, niente di più. Nessun gentile hobo dal nome Giovanni, nessun vagabondo con gli occhi azzurri dall’anima pura ha mai riempito i contorni delle strade dove sono cresciuto. Lì i barboni sono sporchi, nauseanti con piedi gonfi in cancrena o macchie di vomito sul vestito. Donne vecchie e giovani, stanche della vita urlano per strada contro l’uomo che le ha rovinate, in un eterno rigurgito di rancore senza uscita. Mi sono sempre chiesto con quale labirinto avessero sostituito il mondo. A volte questi dimenticati finivano per interagire con il resto del mondo. Il risultato era sempre spiacevole per tutti, ma per un attimo queste ombre cambiavano nome, diventando qualche spiacevole epiteto per la gente normale che aveva avuto la disgrazia di incrociarli. Poi, accadeva sempre, queste persone sparivano del tutto.

Ed è meglio così.

Lascia un commento

Archiviato in Letteratura, Milano