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La macchina morbida

Questa è la prima di una serie di proposte di letture che pubblicheremo sul sito. L’intento è di far conoscere autori e generi riconosciuti, ma non molto noti.
Buona lettura.

Così sono un agente pubblico e non so per chi lavoro, ricevo le istruzioni dalla segnaletica,  dai quotidiani e dai brandelli di conversazione che afferro nell’aria come fa un avvoltoio quando strappa le interiora dalla bocca di un altro animale. Comunque non riesco mai a stare alla pari con i casi arretrati e attualmente mi hanno assegnato all’intercettazione dei film porno girati da James Dean prima di arrivare a quei finocchi assuefatti a lui. Ma fin tanto che quest’agente riesce a farsi strada tra barbieri, gabinetti della metropolitana, cinema a luci rosse e Bagni Turchi, non sarà mai legale né tollerato.

Inchiodai il primo della giornata in un pissoir del metrò «Checca di merda!» urlai «Ti insegno io ad attaccare la mia carne, ti insegno». Lo pestai con il guanto di ferro e la sua faccia si spaccò come un finocchio marcio. Poi lo colpii ai polmoni e il sangue gli sgorgò da bocca, naso e occhi, schizzando su tre pendolari rannicchiati dall’altra parte della stanza dentro i soprabiti di gabardine e nei sottostanti completi di flanella grigia. Il finocchio spaccato giaceva vicino alla sua testa e bloccava il rivolo di piscio che gli colava sulla faccia e tutto il trogolo era rosa chiaro per via del sangue. Strizzai l’occhio ai pendolari. «Riesco a fiutarli a un metro di distanza questi froci di merda» dissi tirando su col naso in segno di ammonimento. «E ancora più squallido di un finocchio è uno che spinella erba del cazzo. Dunque voi tre non mi sembrate i tipi che voltano la schiena a un amico e gli staccano le palle giusto?». I tre presero posto sul pavimento come tre scimmiette: Non Vedo, Non Sento e Non Parlo.

«Vedo che siete dei nostri» dissi con calore e imboccai il corridoio dove gli scolari si rincorrevano con i machete, fra gioiose grida fanciullesche e colpi sparati da pistole rudimentali che riecheggiavano nelle spelonche con i mosaici. Entrai di corsa in un Bagno Turco dove sorpresi un ricchione che brandiva un’erezione  deforme nella sala piena di vapore e lo strangolai su due piedi con un asciugamani insaponato. Dovevo rientrare alla base. Ero smagrito, esausto ormai, e nella carne prosciugata avevo appena la forza di finire quel ricchione rammollito. Fra tremori e sbadigli rientrai nei miei vestiti e m’infilai nel drugstore del terminal. Mancavano cinque minuti alle dodici. Cinque minuti al rifornimento. Mi avvicinai all’impiegato del turno di notte e gli gettai il distintivo.

Sulla faccia gli colava del piscio. Non so per chi lavoro. Ricevo le mie dal suo sangue, dai quotidiani e dai brandelli. «Riesco a fiutarli questi froci di merda nell’aria come fa un avvoltoio». Comunque spinello del cazzo. Lo pestai con la stanza di ferro e lo strangolai come un finocchio marcio. Poi fui costretto a rientrare alla base. Io ero il sangue sgorgato dalla bocca, il naso che si prosciugava la carne che finiva. Dall’altra parte della stanza rannicchiati i miei vestiti fra tremori nei sottostanti completi di flanella grigia sotto il drugstore del terminal. Così sono un agente pubblico e tutto il trogolo altro non era che una segnaletica rosa chiaro dalla strada. Strizzai l’occhio ai pendolari. «Conversazioni che strappo ai froci» tirai su col naso in segno di ammonimento. «Un caso arretrato in meno». Froci che sostengono il pavimento come le tre scimmiette. «Cinema a luci rosse e Turco dei nostri» dissi con calore  e uscii vizio tollerato. Ragazzi a posto che si rincorrono con la prima erezione della giornata fino a un bagno turco dove ti ho beccato merdosa checca. Guanto ad asciugamani insaponato lo colpisce ai polmoni e occhi che schizzano: Ping! Ed entrai nei soprabiti di gabardine. cinque minuti a quel finocchio spaccato.

Da “La macchina morbida” dello scrittore americano William S. Burroughs (1914-1997). Omosessuale, drogato, anarcoide, pecora nera di una buona famiglia.. la sua scrittura è un’esperienza limite: lucida e raffinata, ma insieme violenta, grottesca, visionaria, paranoica. In questo libro, come in altri, sperimenta l’uso del cut-up, tecnica che consiste nel tagliare un brano, mischiarne i frammenti, e ricomporre un nuovo testo. Chiudo segnalando anche: il pasto nudo film-capolavoro di Cronenberg, tratto dall’omonimo libro di Burroughs.

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