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Cavalcare l’onda

Di Pietro c’è sempre riuscito bene, come ogni populista che si rispetti, a seguire i fatti prima di stabilire la propria linea. E’ servito per il referendum, noi tutti lo ringraziamo, ma potrà andare sempre bene? Oggi il capo dell’IDV in risposta alle vicende di Roma ha proposto il ritorno alla legge Reale approvata nel 1975, ovvero quando l’Italia viveva ben altre situazioni. I dettagli di questa nuova, simpatica proposta sono ancora da vedere, ma sappiamo che la prima dava la possibilità di utilizzare legittimamente le armi per impedire atti quali stragi o anche sequestri di persona, il fermo di 4 giorni agli arrestati anche senza flagranza di reato ed, infine, vietare l’uso di caschi ed altri oggetti che impediscano il riconoscimento ai manifestanti.
Non occorre conoscere bene gli anni settanta per sapere quale fosse il livello di tensione sociale e di violenza in quel periodo. Una foto di quel momento rende più di molte parole ad effetto. Questo accadde allora, ma la situazione di oggi è ben diversa. Ora i manifestanti non dimostrano la propria indignazione con bombe e armi da fuoco, manifestando nella maggior parte delle volte pacificamente. Tutto va liscio se non entra in gioco l’elemento black bloc, dei cosiddetti anarchici che animano gratuitamente manifestazioni in piazza e campagna. Sassi, bombe carta e fumogeni, pochi ingredienti per ottenere cariche, camionette che investono manifestanti e tante, tante manganellate. L’elemento di disturbo è il massimo per giustificare una repressione violenta. Perché, infatti, non intervenire se qualcuno mette a ferro e fuoco la città?
In Italia, però, gli interventi degli elementi di disturbo appaiono spesso e spesso la passano liscia. Basti pensare ai famosi black bloc del G8 di Genova, che spaccavano tranquillamente vetrine, mentre candidi manifestanti pacifici e giornalisti venivano caricati e pestati a sangue. Una situazione tipo. Le testimonianze dei presenti riportano violenza gratuita, arresti insensati, insulti e maltrattamenti in carcere, quando le ferite riportate richiedevano un ricovero rapido in ospedale. Così in quella giornata, così negli anni 70, così come qualche giorno fa, le camionette sfrecciano e la gente finisce di mezzo. Intanto gli elementi di disturbo, alcuni dei quali già noti alle forze dell’ordine, si volatilizzano. Video e immagini sembrerebbero immortalare black bloc parlare con le forze dell’ordine, ma non si sa se siano infiltrati o altro.
Le risposte a queste vicende sono due: o le nostre forze dell’ordine sono tanto incapaci da non riuscire mai ad individuare i veri responsabili dell’esplosione di violenza, senza coinvolgere i civili pacifici; oppure è comodo avere questi ragazzi liberi. Fu Cossiga, politico e giurista, a suggerire a Maroni: “Lasciarli fare. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri”. In ogni caso, la legge non servirebbe, se non a peggiorare la situazione. Di certo fa effetto vedere scene come quella svolta nella famosa manifestazione di Piazza Navona del 29 settembre 2008, dove un poliziotto chiama per nome uno dei neofascisti responsabili dell’esplosione di violenza. Gli esempi non finiscono certo qui, né per i black bloc né per i poliziotti con la mania di sparare colpi di avvertimento ad altezza uomo.
Forse le leggi necessarie sono altre, come pretendere maggiore trasparenza -termine così di moda- sulle azioni della polizia, i famosi numeri di identificazione sui caschi antisommossa, che solo gli italiani non portano, e sì, punizioni vere per chi trasgredisce la legge già presente, sia per manifestanti che membri delle forze dell’ordine. Anche perché, vista la situazione, forse è giusto lasciare i caschi sulle teste dei manifestanti o fargli addirittura portare degli elmetti militari. Forse almeno loro a casa ritornano.

L’inno al cinismo di oggi è la performance di questa coppia di ignoti:
Uomo: …ed oggi, sono stato in servizio dalle 11.00, quindi ho vissuto tutti ‘sti balordi,’ste zecche del cazzo, comunque…
Donna: speriamo che muoiano tutti
Uomo: hihihi sei simpatica
Donna: sì, vabbeh…tanto uno è già, vabbeh. Uno a zero per noi
Divino

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